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The Red Sea Holiday Magazine, Numero71, Novembre 2008

| Dal Redattore | Vita nel Mar Rosso | Fotografie | Magazine - Archivio |

Il salvataggio della tartaruga “Dave”

di Moira Tune

Questa e’ la storia incredibile di “Dave”, la tartaruga hawksbill che con l’aiuto della comunita’ di Sharm el Sheikh e’ riuscita a vincere la sua lotta contro una morte sicura ed a tornare sana e salva nelle acque del suo mare.

Chiunque si immerga con regolarita’ sui reef di Shark e Yolanda, ha probabilmente incontrato Dave almeno una volta. Questo esemplare era particolarmente riconoscibile da una vecchia ferita posta sul retro del carapace. A quanto pare, Dave non ha mai avuto una grande fortuna con i motori delle barche, ma quella sua vecchia ferita non aveva nulla a che fare con il suo ultimo incidente con un motore marino.

Dei subacquei di Sinai Divers avevano avvistato Dave ultimamente durante un’immersione tra Shark e Yolanda. La tartaruga giaceva sul fondo con un profondo taglio trasversale sul carapace. Il metallo di un’elica aveva tagliato in profondita’ attraverso la materia ossea e fino alla carne dell’animale. I sub capirono subito che Dave aveva poche probabilita’ di riuscire a nuotare e a riemergere per respirare. L’unico modo di salvarlo era di riportarlo in superficie, portarlo sulla barca subacquea e chiamare i rangers del parco di Ras Mohamed.

Fu cosi’ che inizio’ il salvataggio di Dave. Purtroppo i rangers non avevano alcuna esperienza nel trattamento di tartarughe ferite. Dopo diverse consultazioni, si decise di portare Dave a Dolphinella (il parco dei delfini), dove forse il veterinario residente poteva avere qualche idea su come trattare la tartaruga. Dalle acque trasparenti del Mar Rosso, Dave si ritrovo’ in una piccola piscina per bambini. Potrebbe sembrare scandaloso a prima vista, ma la verita’ e’ che la prima preoccupazione al momento era di tenere il carapace dell’animale all’asciutto per poterlo curare e bendare, e allo stesso tempo assicurarsi che la tartaruga non affogasse e potesse venire nutrita.

Le prime cure furono cosi’ affidate allo staff di Dolphinella, che pero’, a causa delle poche conoscenze sulle abitudini delle tartarughe hawksbill, comincio’ a nutrire Dave con alghe marine, non l’idea migliore viste le sue condizioni.

Inoltre, la piccola piscina per bambini non era esattamente il posto ideale per una tartaruga marina. Dave riusci’ a scappare, ma non sapeva che il peggio doveva ancora venire... La nuova “casa” di Dave fu una piscinetta gonfiabile con acqua a sufficienza per coprire a meta’ il suo carapace. L’idea era di tenere la ferita a secco, ma presto si capi’ che, di contro, il caldo del mezzogiorno fuori dall’acqua era insostenibile per questo animale marino.

Nel giro di pochi giorni, la disavventura di Dave lo aveva portato da una morte certa, ad una barca subacquea, all’ufficio del parco marino, ad una piscina per bambini, ad una piscina gonfiabile, e finalmente ad una piscina di dimensioni maggiori, che presentava ancora pero’ il problema dell’eccessiva esposizione al caldo durante il giorno. Le settimane passavano, e non si riusciva a trovare il trattamento giusto per un animale ferito di questo tipo. Dave inizio’ presto a peggiorare.

Per rendere le cose ancora piu’ difficili, di notte la temperatura dell’acqua della piscina scendeva fino a 11 C, una temperatura troppo bassa per una specie abituata ad un mare che non scende sotto i 20C. Dave smise anche di mangiare.

Eman Aly, una zoologa e ricercatrice presso il centro animali selvatici del protettorato del Sinai, iniziava a disperare sulle condizioni di Dave. La tartaruga si indeboliva di giorno in giorno e nessuno sapeva esattamente cosa fare. Come ultima risorsa, Eman decise di chiamare Dr. Ahmed, della camera iperbarica. Forse lui ne capiva qualcosa o almeno conosceva qualcuno che potesse aiutare.

Da quel momento, le cose si misero in moto. Il vecchio buon sistema del passaparola avrebbe cominciato a funzionare. Dr. Ahmed penso’ di contattare un amico residente a Sharm, James Tunney, che casualmente abitava nella stessa palazzina di Patrick Olbrechis, un noto veterinario europeo residente a Sharm da anni.

Patrick, consulente volontario della Egypt Desert Organisation, e responsabile per la fauna selvaggia, acconsenti’ subito a visitare Dave,che era gia’ stato dato per spacciato. Doveva diventare una lotta contro il tempo.

Capita la gravita’ della situazione un team si mise subito al lavoro, cercando informazioni anche via internet. Vennero contattati PADI Project AWARE, Marine Connection, ed altre organizzazioni che misero il team in contatto con dei dottori specializzati nella riabilitazione delle tartarughe. Insieme a costoro, Patrick riusci’ a mettere a punto il trattamento giusto ed iniziare finalmente il suo programma di riabilitazione.

Le condizioni di Dave iniziarono a migliorare da subito. Sotto suggerimento degli esperti, Dave venne portato al centro medico di Sharm per sottoporsi ad analisi del sangue e raggi X. Visto che la temperatura dell’acqua nella piscina continuava a scendere, si decise di riportare Dave, sotto sorveglianza, nel suo habitat naturale, dove l’acqua manteneva una temperatura costante di 23 gradi.

Cosi’, il 23 di gennaio, Dave venne trasferito su un pick-up del parco nazionale alla baia di Marsa Bareika con un entourage degno di un re, davanti agli occhi increduli dei poliziotti del check point – non credo che questi vedano spesso una tartaruga protetta da guardie e rangers armati... Nella baia si era approntata una specie di gabbia marina, ma sembro’ subito evidente che non era sufficiente a proteggere Dave adeguatamente. In ogni caso si decise di lasciare che la tartaruga facesse una sua prima nuotata di nuovo in mare. Bisognava vedere se, dopo tutta quella perdita di peso, Dave avrebbe avuto le forze per galleggiare e tenere la testa fuori dall’acqua per respirare. Col fiato sospeso il team rimase ad osservare Dave mentre lentamente entrava in acqua. In una questione di secondi il suo istinto di sopravvivenza ebbe la meglio: Dave prontamente alzo’ la testa per respirare, prima di immergersi finalmente nel suo mare. Dave non era pero’ pronto per il “grande blu”, cosi’ i suoi “badanti” lo legarono con una specie di guinzaglio intorno al carapace.

Potete immaginare il nostro divertimento a portare a spasso nell’acqua bassa della baia una tartaruga al guinzaglio... Dave sembrava a suo agio e felice, sono certa di averlo visto farmi l’occhiolino...Sfortunatamente dovemmo riportare Dave a Dolphinella per un altro paio di giorni, in attesa che una nuova gabbia venisse costruita.

Con l’assistenza di Eman Aly, e l’aiuto del parco nazionale e di un bel gruppone di staff del Red Sea Diving College, presto una nuova gabbia venne implementata. Parliamo di un bel lavoro di team, con tutti appassionati per Dave e decisi ad aiutarlo a tornare sano e forte nel suo bel mare. Gli istruttori fecero una bella “check dive” a Dave, che venne promosso a pieni voti, dopo aver eseguito un’immersione a tre metri per trenta minuti prima di risalire a prendere aria. Dal momento in cui venne messo nella sua grande gabbia in mare, Dave comincio’ a migliorare a vista d’occhio. Lo staff del Red Sea Diving College e del Parco di Ras Mohammed continuavano a tenerlo sotto controllo, monitorando i suoi miglioramenti.

Purtroppo pero’ Dave continuava a non mangiare, e il team decise di nutrirlo forzatamente. Una decisone non facile ma presa con la massima cura e sensibilita’. Seguendo i consigli degli esperti contattati via internet, si comincio’ a nutrire Dave inclinandolo a 45 gradi ed inserendo nella sua bocca pesce e calamari frullati. Ben presto Dave imparo’ anche a mangiare il suo pasto preferito, scampi, dalla mano dei suoi badanti.

C’era ormai solo un ultimo ostacolo, prima di poter rilasciare Dave libero: riparare il suo carapace spezzato. Di nuovo, l’aiuto degli amici via internet si dimostro’ essenziale. Alcuni esperti suggerirono di far fare una specie di carapace in fibra, da far aderire a quello naturale con una colla speciale resistente al sale, e che si sarebbe naturalmente staccato una volta che l’osso di Dave fosse cresciuto e la ferita rimarginata.

Finalmente, il 3 di Febbraio Dave era pronto per tornare in mare. Venne rilasciato dalla spiaggia davanti a Shark Observatory, con una grande festa d’addio. Fu davvero un momento commovente, vedere Dave nuotare lentamente oltre il drop off e dentro il blu dopo un’esperienza cosi’ lunga e difficile. James Tunney fu il prescelto per accompagnare Dave in questo suo ritorno al blu. Nuotarono insieme per diversi minuti, con Dave che riemergeva regolarmente a prendere aria e dritto verso la camera fotografica di James, come volendo dire arrivederci, prima di inabissarsi definitivamente in direzione di Shark Reef.

La storia di Dave e’ una testimonianza dello spirito della comunita’ di Sharm el Sheikh. Sono certa che, a modo suo, Dave sta ancora ringraziando tutti, dai ragazzi di Sinai Divers che lo hanno salvato, agli impiegati di Dolphinella che ha fatto del suo meglio per cercare di curarlo, a Patrick e James che si sono attivati a cercare informazioni e cure precise, a tutto lo staff del Red Sea Diving College e del Parco Nazionale che cosi’ tante ore del loro tempo hanno dedicato a sorvegliare Dave e ad aiutarlo a tornare nel grande blu.

Le ferite riportate dalla tartariga Dave
Dave viene sottoposto agli esami medici e ai raggi X
Dave nuota in mare col "guinzaglio" durante la riabilitazione.
Dave nuota in mare col "guinzaglio" durante la riabilitazione.
Il carapace di fibra viene preparato
Dave la tartaruga ritorna a nuotare nel suo mare
Il team che ha aiutato Dave a guarire

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